lunedì 2 febbraio 2009

SEMPRE PIU' ITALIANO NEL MONDO

La nostra lingua tra le prime cinque più studiate.
di ANTONIO MAGLIO

Nel 1995 gli studenti iscritti ai corsi di lingua italiana all'estero erano 33.065, nel Duemila sono saliti a 45.699 (+38,2 per cento); sempre all'estero, i corsi organizzati nel 1995 erano 2.346 con l'impiego di 628 insegnanti; nel Duemila sono stati 3.684 (+57 per cento) con 686 inegnanti (+8,4 per cento). I dati sono contenuti nell'indagine "Italiano 2000" che Tullio De Mauro, uno dei più autorevoli studiosi di linguistica italiana (è stato anche ministro della Pubblica Istruzione), ha condotto per conto del Ministero degli Esteri sulle motivazioni che spingono gli stranieri a studiare la nostra lingua. Da quell'indagine, che De Mauro ha realizzato con un gruppo di ricerca dell'Università per Stranieri di Siena (Massimo Vedovelli, Monica Barni e Lorenzo Miraglia) risulta che l'italiano è tra le prime cinque lingue straniere più studiate nel mondo. È alle spalle dell'inarrivabile inglese e ancora lontano dal francese (che tuttavia è in netto declino), ma quasi alla pari con tedesco e spagnolo. È una notizia che ridà vigore a quanti fino a ieri intonavano il "De Profundis" per l'italiano, considerato vittima predestinata della globalizzazione, e che oggi si affrettano a capire il perché di tanta vitalità. Ma non è una notizia inaspettata. C'erano già delle indicazioni positive: quelle sul peso specifico della nostra lingua, per esempio, che risulta al 19° posto tra quelle parlate nel mondo mentre la popolazione italiana è appena l'1 per cento di quella mondiale; o i dati relativi alle pagine Internet, il 3 per cento delle quali è scritto in italiano, cifra considerevole se si pensa che la rete è nata da pochi anni ed è quasi tutta anglofona.
L'indagine "Italiano 2000" è stata condotta negli Istituti Italiani di Cultura, coinvolti per la raccolta dei dati relativi non solo alle proprie iniziative, ma anche a quelle degli altri organismi che gestiscono all'estero i corsi di italiano.
Sul finire degli anni Settanta, l'Istituto per l'Enciclopedia Italiana affidò a Ignazio Baldelli un'altra indagine per capire le motivazioni che spingevano gli stranieri a studiare la nostra lingua. Baldelli accertò che si trattava di motivazioni culturali: si studiava l'italiano perché è la lingua dell'arte, della musica, della grande letteratura, ma anche della scienza di Galilei.
L'indagine di Tullio De Mauro ha individuato nuove motivazioni: restano ancora quelle culturali - il che vuol dire che il legame tra l'italiano e la sua tradizione è sempre forte -, ma ce ne sono di nuove. Quasi uno studente su quattro, per esempio, frequenta i corsi di italiano per motivi di lavoro: con la conquista da parte del Made in Italy di mercati sempre più vasti, con l'aumento delle partnership tra imprese italiane e imprese straniere, conoscere la nostra lingua significa avere più ampie possibilità di lavoro perché la si può utilizzare nei processi economico-produttivi. In gergo si dice "spendibilità sociale di una lingua", e quella dell'italiano si rivela alta. Poi ci sono motivazioni collegate al turismo, al commercio, alla creatività delle nuove produzioni industriali (auto, moda, mobili), allo stile di vita, alla gastronomia. Infine ci sono le motivazioni personali: il partner italiano o di origine italiana. A tutto va aggiunta la preparazione degli insegnanti.
In sintesi - e utilizzando le parole di Tullio De Mauro - la conoscenza dell'italiano da parte di uno straniero "può essere un investimento culturale, come via per un diretto contatto con la nostra cultura; un investimento formativo, per coloro che intendono svolgere la propria formazione nel sistema scolastico e universitario italiano; un investimento economico, per chi decide di darsi una professionalità centrata sulla nostra lingua; un investimento in termini di lingua d'uso". È sempre De Mauro che spiega cosa ha portato alla riscoperta della nostra lingua: "Negli ultimi decenni è mutata l'immagine del nostro Paese fra gli stranieri. L'Italia ha conquistato un ruolo di rilievo (come sistema sociale, produttivo, culturale, linguistico) nel panorama internazionale". E continua: "Gran parte delle manifestazioni contemporanee della società e del sistema produttivo italiano sono apprezzate dagli stranieri perché sono capaci di continuare nell'oggi e nelle forme della modernità un sistema di valori che viene considerato come intrinseco dell'identità italiana". Insomma, il sistema-Italia è sempre più presente all'estero e conquista gli stranieri.

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